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L'identità dell'atleta dopo i 40: ricostruire, non resistere

Il punto cieco di ogni atleta di lunga durata

Tra i 40 e i 50 anni, ogni atleta serio attraversa una soglia psicologica che pochi nominano: la consapevolezza che i propri tempi non torneranno a essere quelli di prima.

Per alcuni questo è uno schianto. Per altri, una rivelazione.

Le due risposte sbagliate

Resistenza: “Posso ancora farcela.” Si raddoppiano i carichi, si rincorre il PR, ci si infortuna.

Resa: “Non ho più senso di farlo.” Si abbandona, e con esso si perde un pezzo di identità.

La via giusta è una terza

Ricostruire l’obiettivo a partire dalle nuove condizioni. Non “tornare a”, ma “diventare un’altra cosa”.


Articolo di esempio.